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La scelta di esporre le idee al posto dei fatti e dei libri che li narrano rende questo saggio non un testo di storia politico-culturale, né di storia della storiografia, bensì una raccolta ragionata dei concetti, dei pensieri, degli assunti filosofici e metodologici sulla storia, elaborati dall'antichità fino ad oggi. Si tratta in sostanza di uno studio di «filosofia della storia», non nel senso hegeliano dell'espressione, ma in quello datole da Voltaire che, nel coniarla per primo, la intendeva come riflessione filosofica sulla storia. Benché l'ottica qui prevalente sia quella che nasce da un incontro fra storicismo e strutturalismo, il ricorso alla filosofia non va inteso come un richiamo, per così dire, ai massimi sistemi, ma a quello più duttile e pragmatico delle mentalità; così, quanto all'impianto teorico, il testo segue una prospettiva più empirica peraltro affine alla storiografia che è appunto una disciplina empirica. Grazie a questa più eterodossa visione, è stato possibile includere il maggior numero di temi e problemi della ricerca teorica sulla storia: i principi di individualità, causalità e selettività; argomenti quali il tempo, il contesto, la continuità o meno della storia, la ricostruzione del passato e le previsioni future; le dibattute dispute sull'esistenza di «leggi» nella storia, sulla concezione di essa come scienza o qualcos'altro, sul rapporto tra vita e storia fino all'esame dei luoghi comuni: la «verità», l'«oggettività» e la «lezione» della storia. La molteplicità tematica qui affrontata dovrebbe richiamare l'interesse del più vasto pubblico: dagli storici ai sociologi, dai politici ai politologi, dagli studiosi di antropologia a quelli di storia dell'arte, a chiunque insomma sia persuaso che di ogni disciplina, esperienza e fenomeno può tracciarsi la storia e che dalla storia non si esce. Nel libro si effettua un excursus delle idee di storia diviso in dieci capitoli i cui paragrafi sono dedicati a profili di singoli autori, da Erodoto ad Agostino, da Machiavelli a Vico, da Hegel a Nietzsche, da Droysen a Weber, da Croce a Popper fino agli autori delle «Annales», della scuola narratologica e di quella diometrica; chi filosofo, chi metodologista, chi sociologo, chi cultore di tutti questi interessi. La molteplicità delle prospettive e l'arco temporale così ampio assegnano al saggio soprattutto un carattere divulgativo e di utile consultazione. Nell'ipotesi che il lettore non condivida le interpretazioni critiche, il libro, in fatto appunto di consultazione, gli offre almeno le definizioni dell'idea di storia dal mondo classico alla più flagrante attualità. Nel testo è dedicato altresì un largo spazio alla storia dell'arte, sia perché l'autore è prevalentemente un suo cultore, sia soprattutto perché molti teorici considerano un'arte la storia stessa. La tesi conclusiva dell'indagine, generalmente orientata alla ricerca di «artifici» storiografici, di fattori euristici, di interpretazioni ermeneutiche, di ipotesi sperimentali, è quella per cui, se non la storia, certamente la storiografia si «progetta» al pari di ogni costruzione e ricostruzione. |
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